Microvesicles at the INtersection between Dysbiosis and Major dEpression disorder: an OMIC approach (MIND-ME)

https://www.uniupo.it/it/ricerca/progetti-di-ricerca/microvesicles-intersection-between-dysbiosis-and-major-depression-disorder-omic-approach-mind-me

Finanziamento

Ente finanziatore
Fondazione Cariplo
Bando
Ricerca sulla sindrome ansioso-depressiva -2019
Budget
200.000 €

Dipartimenti e Centri

Dipartimenti

DIMET

Dipartimento di Medicina Traslazionale

DISS

Dipartimento di Scienze della Salute

Centri interdipartimentali coinvolti
CAAD - Centro Interdipartimentale "Centro di Eccellenza per la Ricerca traslazionale sulle Malattie Autoimmuni ed Allergiche"

Docenti

Componenti gruppo di lavoro

Giuseppe Cappellano
Marcello Manfredi
Davide Corà
Davide Raineri
Francesco Favero

Durata progetto

Data inizio progetto
Data fine progetto

Il disturbo depressivo maggiore (DDM) è un disturbo dell’umore caratterizzato da tristezza profonda e costante.
Vi è un’urgente necessità di individuare nuovi strumenti in grado di predire la risposta al trattamento terapeutico dei disturbi psichiatrici. Questo in quanto, a differenza di altre specialità mediche, in psichiatria non sono stati identificati biomarcatori affidabili, che aiutino i clinici nel formulare una corretta diagnosi e nel monitorare le risposte terapeutiche.
Ad oggi, la diagnosi del DDM è puramente clinica e, sebbene gli antidepressivi siano chiaramente efficaci, un'elevata percentuale di pazienti non risponde adeguatamente al trattamento.

Il progetto MIND-ME si fonda su due recenti RIVOLUZIONI in campo medico:

  1. l’importanza del microbiota intestinale per la salute e l’identificazione di microparticelle circolanti (MVs) rilasciate dal tutte le cellule ed importanti nella comunicazione fra i tessuti. L’associazione fra il microbiota intestinale (in condizioni definite disbiosi) e la DDM, è stata documentata da numerosi lavori della letteratura degli ultimi anni, ma come facciano i microbi del nostro intestino a comunicare con il cervello è ancora largamente sconosciuto. L’ipotesi alla base del nostro progetto è che nel DDM la comunicazione tra intestino e cervello sia mediata da microvescicole (MV) rilasciate dai batteri direttamente, oppure dalla cellule dell’intestino in risposta a stimoli microbici.
  2. Le MV agiscono come “piccole navette cellulari” che trasportano un carico di informazioni (DNA, RNA e proteine) a tessuti definiti bersagli che rispondono agli stimoli trasmessi, permettendo cosi la comunicazione fra le cellule. Infatti, una volta entrate nella circolazione sanguigna, possono raggiungere distretti anche molto distanti del nostro corpo.
    Le MVs sono rilasciate, oltre che dalle nostre cellule, anche dai microbi intestinali., e potrebbero sostenere il cosiddetto asse INTESTINO-CERVELLO.

La nostra ipotesi sperimentale è che nella DDM, queste microvescicole, una volta raggiunto il cervello, attivino quei meccanismi biologici che portano alla depressione. Il punto di forza del nostro progetto si basa sullo studio delle MV come nuovi biomarcatori (diagnostici o prognostici) per la DDM ed è reso possibile grazie all’ utilizzo di strumenti di nuova generazione, disponibili presso il centro di ricerca sulle malattie autoimmuni e allergiche (CAAD) dell’ UPO. Tali strumenti consentiranno di effettuare analisi “multiomiche” (citomica, trascrittomica, proteomica e metabolomica) sulle MV per caratterizzarle e studiarne la rete di integrazione biologica.

Questo progetto è svolto presso il CAAD e vede coinvolti entrambi i dipartimenti della scuola di medicina. Infine, si avvale della preziosa collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini”, Università degli Studi di Torino, che sarà responsabile dello studio clinico, con il reclutamento di 100 pazienti con DDM, e il loro in follow-up per un anno.